Sant’Arpino, Boerio e Di Santo chiedono la convocazione della commissione trasparenza per discutere dell’esposto di Pezone sul Codi

boeriodisantoSant'Arpino. Riceviamo e pubblichiamo integralmente il documento con cui le due consigliere comunali del gruppo "Alleanza Democratica per Sant'Arpino" hanno chiesto la convocazione della commissione trasparenza.

Le sottoscritte Iolanda Boerio e Maria Rosaria Di Santo, in qualità di consigliere comunali, nell'esercizio delle loro funzioni,

premesso

di aver ricevuto a mezzo per istituzionale copia dell'esposto inoltrato dall'ex-consigliere comunale Francesco Pezone ai carabinieri di Sant'Arpino in data 28 dicembre 2017, con il quale si denuncia un prelievo fraudolento ad opera di un funzionario comunale (Pasquale Lettera) dell'importo di 1600 euro dal c/c bancario intestato al Codi, di cui lo stesso Pezone, in qualità di presidente non ancora surrogato, è attualmente l'unico a poterne legalmente disporre. Detto prelievo è stato effettuato mediante falsificazione della firma in calce ad una delega, rilasciata al funzionario, per poter prelevare del contante da destinare alle iniziative natalizie poste in essere dall'amministrazione comunale. Attesa la gravità del fatto denunciato, sia nei suoi riflessi politici che in quelli di illeciti amministrativi o penali, a causa del coinvolgimento di un importante funzionario comunale,

chiedono

la convocazione ad horas della commissione trasparenza allo scopo di:

  1. chiarire la dinamica dei fatti, così come si sono succeduti e le cause che li hanno determinati
  2. se il funzionario ha agito di propria iniziativa o su richiesta o istigazione di qualcuno
  3. comprendere il ruolo che ha avuto il susseguirsi frenetico, caotico e disordinato di delibere di giunta e se quest'utlime sono state assunte in sedute tenutesi regolarmente oppure alterate al di fuori ldel legittimo contesto, consapevolmente e disinvoltamente, allo scopo di trovare estermporanei rimedi agli errori commessi.

Per quel che ci riguarda, non riteniamo affatto sufficiente nè possiamo ritenerci soddisfatte dell'ultimo comunicato della maggioranza che, anzi, aggrava notevolmente la loro posizione, soprattutto in una situazione come questa, in cui bisogna dimostrarsi seri, integerrimi e responsabili e non proni alle esigenze della propria parte o timorosi ed ossequiosi nei confronti del "capo", mettendo la propria dignità sotto i piedi, pur di conservare la poltrona.

Sono in gioco, infatti, la legittimità e la credibilità di istituti democratici quali sindaco, assessori, giunta comunale e consiglio comunale, che dovrebbero, viceversa, essere al di sopra di qualsiasi sospetto, rispettosi della legalità e fedeli interpreti della legge, tutti, invece, travolti da un misero ed insignificante sotterfugio qual è la "falsificazione di una firma", insignificante nella sostanza ma grave nella forma.

Non pensi minimamente il sindaco di potersela cavare con il classico: "non sapevo", scaricando sul funzionario tutte le responsabilità (in verità Dell'Aversana non è nuovo a espedienti simili), perchè in altre circostanze, ad opera della stessa magistratura, veniva, invece, fatto valere il "non poteva non sapere", che, applicato al nostro caso, inchiodano il sindaco alle sue colpe e responsabilità come capo dell'amministrazione comunale, disintegrando quell'immagine di promotore della legalità e della trasparenza che, al cospetto della realtà, si rivela essere soltanto e semplicemente ipocrisia, inganno e perfidia.

Facciamo appello, pertanto, a quell'amore per il proprio paese che il sindaco dice di avvertire particolarmente, alla necessità di preservarne l'immagine, la dignità ed il decoro, sprofondati, purtroppo, in un baratro di iniquità, da cui soltanto le sue dimissioni potranno risollevare.

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